Nuovi Degustatori in AIS Como

Dallo scorso novembre la nostra delegazione provinciale si arricchisce di tre nuovi Degustatori: Andrea Campanari, Marco Misitano e Luca Terzi.

A loro facciamo i nostri complimenti, per aver raggiunto un traguardo molto ambito. L’abilitazione a Degustatore Ufficiale AIS è frutto di passione, dedizione, fatica e tanto studio: una meta importante nella carriera di un Sommelier. Questa qualifica offre nuove possibilità di crescita professionale: formazione permanente, degustatore per le guide Vitae e Viniplus e possibilità di diventare relatore ai corsi AIS per dire le più popolari.

Abbiamo fatto loro qualche domanda, per scoprire le loro motivazioni e qualche tratto del loro carattere.

Come mai degustatore? Sommelier non bastava?

AC: La passione per il vino me l’ha passata mio padre, il percorso per diventare Sommelier è stato bellissimo, molto impegnativo ma con delle soddisfazioni enormi. Amare il vino, credo, significa, in particolare per noi italiani, amare le nostre radici. Il vino è un sapere che merita studio continuo e rispetto. La mia voglia di risvegliare i miei sensi, e farli tornare curiosi, un po’ come quando ero bambino, mi ha spinto a diventare degustatore non solo per capire e approfondire se un vino è “buono, brutto o cattivo” ma per imparare ad apprezzarne a pieno l’infinità di profumi e sapori che regala collegando le sensazioni percepite alla sua storia.

MM: Il vino per me è un piacere e una passione. Io sono fatto così, quando ho una passione, voglio arrivare fino in fondo. Diventare sommelier qualche anno fa è stato un bellissimo percorso, la tecnica della degustazione mi ha subito affascinato e il percorso da degustatore è stato un approfondimento molto interessante. Essere Sommelier significa sapere tante cose sul vino, essere degustatore significa non solo approfondire una parte specifica di questa conoscenza, vuol dire soprattutto capire meglio il vino.

LT: Da bambino, quasi per gioco, è nata la passione per la cucina che prosegue ancora oggi. Per caso qualche anno fa un volantino dei corsi per Sommelier mi ha fatto avvicinare ad AIS Como: fino a quel momento il vino per me era relegato a ruolo marginale, ma in quell’occasione mi sono chiesto se potesse valere la pena iniziare a conoscere un po’ il mondo del vino e quindi ho iniziato. Man mano che mi proseguivo nel viaggio alla scoperta del vino, ho trovato un’altra passione che si è affiancata a quella della cucina. All’inizio il percorso è stato arduo, e l’esame di sommelier è stato il primo traguardo che ha permesso di fermarsi per riprendere un po’ di fiato e trovare un po’ di conforto ammirando tutta la strada che è stata fatta. L’esame da degustatore una seconda tappa, un’altra cima doppiata; il cammino è ancora lungo, ma ora il panorama sta diventando sempre più interessante!

E adesso, che programmi hai?

AC: Vivo la giornata. Per ora mi godo questo bellissimo momento! Però non nego la volontà di diventare, forse un giorno, un bravo direttore di corso e chissà magari anche un affermato relatore per trasmettere la mia grande passione per il vino, far apprezzare questo mondo in tutti i suoi aspetti, far godere fino in fondo il suo fascino.

MM: Mi piacerebbe diventare relatore. Quando ho fatto il corso, ascoltando qualche lezione mi sono detto “chissà se conoscessi io l’argomento; sarei in grado di fare di meglio?”. Mi piace parlare in pubblico, la passione per il vino non manca. Credo che con qualche viaggio-studio potrei arrivare a imbastire una lezione e darmi una risposta… Vedremo!

LT: Come dicevano gli antichi, più sai e più ti sembra di non sapere. Con il vino per me è stato così: prima di iniziare il corso di primo livello ero convinto che, una volta superato l’esame di sommelier, sarei stato in grado di decifrare senza esitazione qualsiasi vino avrei avuto davanti. Con il tempo, invece, ho imparato che ogni etichetta racconta una storia, e per poterla ascoltare e comprendere appieno bisogna saper ricomporre un puzzle fatto di tante tessere: enologia, viticoltura, agronomia, chimica, fisiologia, psicologia, storia, geografia, marketing, e tanto altro. Passare l’esame da degustatore è certamente stata una soddisfazione dopo tutto l’impegno che c’è voluto, e questo traguardo resta solo il punto di partenza in una strada che si presenta ancora lunga e ricca di sfide interessanti. Per ora mi godo questo momento, anche se più avanti mi piacerebbe intraprendere il percorso da relatore per trasmettere la passione del vino ad altri.

Curiosità: c’è stata una stata una bottiglia di vino che ha lasciato il segno?

AC: Ho un bellissimo ricordo di quando ero bambino: ogni anno andavo con mio padre a prendere il vino dal contadino. Incuriosito, lo seguivo sempre fino in cantina per cercare di capire come faceva il vino, quale fosse la “ricetta” magica. Una volta ci disse di rimanere a pranzo per assaggiare il vino della nuova annata. Ancora piccolo non potevo bere il vino ma mio padre di nascosto mi fece fare un piccolo sorso: rimasi estasiato, fu una vera e propria folgorazione! Un’esperienza bellissima, unica… che provo ancora oggi, dopo tanti anni, ogni volta che assaggio quel vino! (Mio padre era marchigiano, era molto legato alla sua terra, e ogni anno prendeva sempre il Verdicchio dei Castelli di Jesi).

MM: Quando ero ragazzino, a tavola non mancava mai il vino. A una certa età ho cominciato a berlo anch’io, ammetto che mi piaceva più l’idea di berlo “come i grandi” che il gusto. Un giorno mio padre ha messo a tavola una bottiglia di Amarone Masi. Il sorso è stato travolgente, ho capito che c’era vino e Vino con la V maiuscola. Forse è stata quella bottiglia, trent’anni dopo, a spingermi in AIS e in questo percorso di passione per il vino.

LT: La mia memoria enologica risale a quando ho iniziato i corsi di sommelier qualche anno fa. Da allora mi è capitato spesso di incontrare nuove etichette che si contendono i primi posti nella lista dei vini preferiti. Ma quando penso a un vino che ha lasciato il segno, quello è sicuramente il Ben Ryé di Donnafugata assaggiato durante il primo livello. Meraviglioso!

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